Un tè con Alberto Fiocco

Un tè con Alberto Fiocco

Alberto Fiocco è l’illustratore che dato il volto alla Box di Giugno, per la quale si è ispirato al mondo dell'arte e del cinema giapponesi. Viene dal Bellunese, ma da anni vive e lavora a Milano. Con questa chiacchierata virtuale entreremo nel suo mondo.

Chi è Alberto Fiocco

Sono arrivato a Milano per studiare illustrazione e animazione allo IED. Poi ho iniziato a lavorare nel mondo dell’organizzazione di eventi, tra Bologna e Milano. In queste due città ho collaborato con associazioni come Hamelin e Cascina Cuccagna, in cui, oltre all'organizzazione, mi occupavo in parte anche di alcuni aspetti grafici.

Dal 2012 faccio parte del comitato organizzativo del Festival Fuochi Fatui, strettamente legato al mio territorio di origine.

Ho iniziato a occuparmi esclusivamente di illustrazione e grafica circa cinque anni fa.

Lo stile di Alberto Fiocco

Potrei dire che sono infiniti. Posso sicuramente citare i lavori di Dino Buzzati, mentre in pittura sono un estimatore di Antonio Ligabue. E poi c'è Horace Pippin, una scoperta recente che mi ha affascinato molto.

Del lavoro di Buzzati trovo interessante l'emotività; lui era un autodidatta e nonostante questo è riuscito a raggiungere un'originalità e una sensibilità rare per il mondo dell'illustrazione italiana dell'epoca. Il suo Poema Fumetti è infatti considerato una delle prime graphic novel italiane.

Anche Ligabue non ha avuto una vera e propria formazione pittorica e mi piace molto il suo rapporto con la natura, l'istintività dei dipinti, quasi una personale mutazione verso il mondo animale, selvatico.

Pippin è un artista afroamericano autodidatta, vissuto a cavallo del '900. Lui è strettamente legato a scene tratte dalla quotidianità, a cui fa da sfondo la questione della schiavitù e della segregazione razziale.

Penso che queste figure mi piacciano per il loro modo di approcciarsi all'arte per necessità, senza rispettare regole o schemi.

Il mondo dell'illustrazione segue regole molto rigide e probabilmente mi piace vedere questi mondi che non ragionano su nessuna committenza, in maniera distaccata, legata a una pura necessità dell’autore. Come se fosse un mio personale sfogo nei confronti dell'impostazione rigida a cui sono abituato e che forse ogni tanto mi piacerebbe distruggere.

Come nascono i lavori di Alberto Fiocco

Se devo lavorare a un'illustrazione, la fonte principale sono le immagini, che cerco prevalentemente su internet. Poi indirizzo la ricerca, studiando anche gli argomenti legati. Leggendo scopro diversi dettagli, che si concatenano, permettendomi di creare una piccola raccolta di immagini e riferimenti visivi che mi piacciono.

Cerco di fare una cernita, che va oltre all'immagine statica, perché mi affido anche a film, musica. E così inizio a creare dei bozzetti.

Passo poi al computer, dove inizio la composizione. Successivamente inizia una lavorazione nuovamente a mano fatta con un pennellino, di quelli utilizzati per scrivere ideogrammi.

Tutte le immagini che creo sono spesso dei collage, sono pezzettini di disegni che io replico, unisco, smonto, scorporo o coloro solo in parte.

Non amo nemmeno le illustrazioni troppo pulite, mentre mi piacciono i dettagli sbagliati, imperfetti.

Quando invece illustro personalmente, uso per lo più la pittura acrilica. Anche in quel caso il processo è spontaneo. Non scelgo i colori con anticipo, mi vengono in mente mentre lavoro. E se non mi piacciono, li cancello e aggiungo strati sopra: infatti molti dei miei lavori sono proprio composti da strati.

Poi, a un certo punto, mi annoio. E la noia, per me, corrisponde in un certo senso alla fine del lavoro.

Da dove è venuta l'illustrazione per la Box

Oltre alla mia ricerca per immagini, mi è venuto in mente un film del 1950 di Akira Kurosawa, Rashomon, che tra l’altro ha vinto il Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia. È un film in cui i personaggi indossano costumi tradizionali giapponesi e queste figure mi sono state d'ispirazione per l'illustrazione a tema.

Poi ho attinto molto dallo stile delle stampe delle scatole di fiammiferi giapponesi. Durante uno dei miei famosi viaggi virtuali, ho scoperto tutto questo mondo legato alle matchbox, che sono stati uno strumento di maturazione del mio lavoro. Mi incuriosisce il loro utilizzo, la semplicità, l'attenzione alla composizione. Ma al tempo stesso hanno dei difetti ricorrenti, perchè venivano stampate in quantità industriali, per cui si trovano sfalsature, imprecisioni nella stampa.


Tutte le foto sono state realizzate da Alberto Fiocco.